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Attività fisica e malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari costituiscono un importante problema di sanità pubblica in tutto il mondo. In Italia il 43 per cento dei decessi è causato proprio da queste patologie che si posizionano quindi al vertice della top ten delle cause di morte nel nostro paese. Le malattie cardiovascolari dipendono da numerosi fattori di rischio. Alcuni di questi si possono prevenire con un'attenta cura della salute del nostro corpo e con trattamenti farmacologici idonei. Dall’ipercolesterolemia all’ipertensione, da una dieta troppo ricca di grassi e povera di fibre al sovrappeso e all’obesità, fino ad arrivare a un fattore di cui sempre più si discute: lo scarso esercizio fisico.

I dati di tre studi epidemiologici italiani hanno finalmente permesso l’elaborazione di una carta del rischio cardiovascolare valida per la popolazione italiana (fino ad oggi per le stime ci si basava su uno studio americano), uno strumento semplice e obiettivo per calcolare la probabilità che ha un individuo di andare incontro a un infarto del miocardio nei successivi dieci anni. In altre parole un vademecum utile per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Sotto accusa la sedentarietà, dunque, in quanto considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra i principali fattori di rischio cardiovascolare, accanto al fumo di sigaretta, all’ipertensione arteriosa, all’ipercolesterolemia e al diabete. Quindi sarà bene sottolineare non solo che l’attività fisica protegge le coronarie, concetto quanto mai condiviso e corretto, ma soprattutto che la sedentarietà danneggia le coronarie.

Quanta attività fisica ci concediamo nel corso della giornata?

Sono circa 22-24 milioni gli italiani che praticano una qualche attività fisica, secondo quanto è riportato dai più recenti dati ISTAT; potrebbero sembrare tanti ma si tratta di un dato tutt’altro che confortante se si pensa che l’Italia è tra i popoli europei più sedentari e che, soprattutto tra le generazioni più giovani, la sedentarietà avanza a dismisura. Chi si muove con costanza e regolarità per più di 30 minuti al giorno, infatti, è soltanto il 33 per cento della popolazione italiana.

E quanto conta il movimento per la salute del nostro cuore?

L’attività fisica è un vero toccasana per il nostro organismo e soprattutto per il cuore. È in grado di prevenire o, addirittura, curare le malattie degenerative e le coronaropatie, e prevenirne le complicanze una volta che ci si è ammalati. Purtroppo sono veramente poche le persone che svolgono un regolare e corretto esercizio fisico. Ma di quanto movimento abbiamo bisogno? O meglio, esiste una “quantità” di attività fisica sotto la quale non bisognerebbe mai scendere? Il dosaggio consigliato è di due ore a settimana, ovviamente non concentrate in un solo giorno, bensì suddivise in più sedute. Facciamo alcuni esempi: 15-20 minuti di cyclette ogni mattina o sera è un allenamento potenzialmente alla portata di tutti o, in alternativa, 45 minuti di palestra tre volte la settimana, ricordando di aggiungere sempre le importantissime e mai superflue fasi di riscaldamento (10 minuti circa) e di recupero (5 minuti circa). Lo stesso risultato è raggiungibile con 2-3 ore di corsa, o di piscina, o di bicicletta a settimana, attività per lo più all’aperto che con l’avvicinarsi della stagione estiva sono preferibili dai più rispetto agli allenamenti in palestra.

Cosa suggerire ai più inguaribili sedentari?

Anche se il suggerimento per tutti è di lasciare a casa la pigrizia, ecco alcuni consigli utili per chi di sport proprio non riesce a farne. L’ideale sarebbe sforzarsi di eseguirli quotidianamente:

  • fate le scale a piedi;
  • rinunciate ai piccoli elettrodomestici per privilegiare il lavoro manuale;
  • parcheggiate la macchina più lontano da casa
  • approfittate dello shopping per fare passeggiate;
  • camminate di più;
  • se vi muovete con l’autobus, scendete una fermata prima o una dopo;se ne avete la possibilità, dedicatevi nel vostro tempo libero a lavori di giardinaggio. 


Quali sono dunque i vantaggi del movimento? 
 

Il movimento regolare e continuato degli arti inferiori giova alla salute del nostro cuore, fornendoci i seguenti vantaggi:

  • abbassamento del colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo) e dei trigliceridi;
  • innalzamento del colesterolo HDL (o colesterolo buono);
  • modulazione dei valori glicemici;
  • maggiore sensazione di benessere;
  • più bassa frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo;riduzione della massa grassa del corpo rispetto a quella magra.

Quindi se il cuore “indossasse la tuta” con regolarità sarebbe possibile prevenire molte, se non tutte, le malattie degenerative e soprattutto quelle delle coronarie.

Con quale velocità e frequenza ci si deve allenare?

A rispondere è il nostro cuore attraverso il numero dei battiti che esso compie in un minuto e che costituisce la frequenza cardiaca. In un soggetto sano la frequenza cardiaca è data dalla seguente equazione: 

220 (frequenza cardiaca massima per l’uomo) meno gli anni di vita della persona.

Per esempio, se la persona ha 50 anni la sua frequenza cardiaca massima sarà 220 meno 50, ossia 170 battiti al minuto. Sarà bene comunque tenersi su limiti un po’ più bassi, ossia il 70-85 per cento del valore assoluto, per ottenere comunque i massimi benefici di allenamento con il minimo rischio sull’apparato cardiocircolatorio.

Esistono sport più o meno adatti per chi ha avuto un infarto?

Le società scientifiche dei cardiologi e dei medici dello sport italiani hanno da tempo messo a punto un libretto per l’idoneità cardiologica agli sport, giunto alla terza revisione. L’obiettivo del libretto è quello di indirizzare ognuno verso lo sport più adatto. Se, momentaneamente o definitivamente, i nostri limiti fisici non ci consentono di svolgere un certo sport, lo si potrà praticare al solo scopo ludico-ricreativo o dedicarsi a un altro sport che impegni meno l’apparato cardiocircolatorio. Il cardiopatico potrà dunque ricorrere all’attività fisica sotto il controllo del medico curante, ma, dopo un adeguato periodo di riabilitazione controllata, anche chi ha avuto un infarto potrà fare sport. Il segreto sta nello svolgere correttamente qualsiasi attività fisica; in questo caso più movimento si fa e meglio è, come sostiene Michelangelo Giampietro, specialista in Scienza dell’alimentazione e Medicina dello sport.

In sostanza, il podismo, la marcia in pianura, il nuoto e la bicicletta sono tra le attività più consigliate per tutti i cardiopatici. Più impegnativi per il cuore, invece, sono il calcetto, il tennis, la vela e le attività subacquee, sport che hanno un impatto più forte sui battiti e le pulsazioni del nostro cuore.

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